Il 31 gennaio l'UPI chiama le Province alla mobilitazione
- Info
- ultima modifica 20/01/2012 12:28
L'UPI chiama i Consigli provinciali alla mobilitazione con la convocazione di sessioni aperte. "Il 31 gennaio - dice il presidente UPI, Castiglione - vuole essere un'operazione verità, per informare i cittadini di quanto avverrà di qui ai prossimi anni". I vizi di incostituzionalità del decreto legge n. 201/2011 (art. 23, commi 14-21).
Per il prossimo 31 gennaio, l'UPI chiama tutti i Consigli Provinciali alla mobilitazione, con la convocazione di sessioni aperte ai cittadini, alle forze economiche e sociali, alle associazioni del volontariato e dei consumatori, la stampa locale, per portare all’attenzione dei territori la questione dell’abolizione delle Province.
"Questo processo - si legge nella nota a firma del presidente UPI, Giuseppe Castiglione -, peraltro del tutto incostituzionale, non solo non porterebbe alcun tipo di risparmio economico per le casse dello Stato, ma anzi provocherebbe un drastico aumento della spesa pubblica e, cosa ancora più grave, nell'immediato rischia di bloccare lo sviluppo economico dei territori, perchè ferma di fatto tutti gli investimenti in atto delle Province".
Si solleva poi la complicata vicenda del trasferimento del personale delle Province, che, a causa dell'oggettiva impossibilità di riassorbimento totale da parte delle altre istituzioni, rischia di essere inserito nel circuito della mobilità passiva previsto dalla legge.
L'Unione delle Province d'Italia solleva, inoltre la questione della incostituzionalità dell'art. 23, commi 14-21, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, sulle Province.
L'UPI richiede alle Province e alle Regioni di attivare tutte le iniziative per impugnare nelle sedi competenti le disposizioni dell’art. 23, sollevando la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale e richiedendo la sospensione delle norme impugnate, secondo quanto previsto dal’art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131, poiché dalla loro esecuzione può derivare un “irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico e all’ordinamento giuridico della Repubblica” e un “ pregiudizio grave ed irreparabile per i diritti dei cittadini”.
Teramo, 20-01-12